La Cgil e il Sunia, il sindacato nazionale di inquilini e assegnatari, hanno effettuato un monitoraggio, svolto su un campione di mille famiglie colpite da sfratto, che ha come riferimento il 2011. Dall’analisi è emerso che sono le categorie più deboli della popolazione ad essere anche maggiormente colpite dagli sfratti per morosità.
Su 63.846 procedure di sfratto emesse nel 2011, 55.543 hanno come causa la morosità, secondo i dati del monitoraggio, il 22% del totale è rappresentato da giovani sotto i 35 anni, nella maggior parte dei casi precari o disoccupati. I migranti invece rappresentano il 25% del totale (24% nel 2010, 22% nel 2009), il 66% dei quali costituito da famiglie con tre o più componenti. Ultima categoria vessata da provvedimenti di sfratto è costituita dagli anziani, che con il 36% dei soggetti sul totale risulta anche la categoria maggiormente rappresentata, tra i quali in due casi su tre si tratta di persone sole.
Più in generale, il 62% dei nuclei familiari ha figli, di cui i due terzi minori, mentre nel 32% dei casi si tratta di nuclei in cui il percettore risulta disoccupato.
Il monitoraggio consegna una situazione allarmante. Infatti, aumentano gli sfratti per morosità incolpevole, legate cioè alle difficili condizioni economiche in cui versano i soggetti coinvolti, che dunque non riescono a sostenere le spese per l’abitazione. La spiegazione di questo fenomeno, spiegano Cgil e Sunia, è rintracciabile nell’aumento vertiginoso dei canoni di affitto, in 10 anni cresciuti del 130% fino al 150% nei grandi centri urbani, e nel contemporaneo calo dei redditi, scesi a livelli di 10 anni fa. Una combinazione che ha creato un aumento degli sfratti per morosità del 64%, rispetto al periodo pre-crisi (nel 2006 erano 33.893).